Dispositivi medici: l’allarme del Vicepresidente di Confindustria Dispositivi Medici sul ritardo europeo e le sfide italiane

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Dispositivi medici: l’allarme del Vicepresidente di Confindustria Dispositivi Medici sul ritardo europeo e le sfide italiane

Il settore dei dispositivi medici in Italia si trova ad affrontare sfide più complesse rispetto agli altri Paesi europei. Nonostante un mercato di 12,4 miliardi di euro, ripartiti per il 75% nella sanità pubblica e per il 25% in quella privata, e con una crescita del 6,9%, il 2022 ha segnato una contrazione degli investimenti in ricerca e sviluppo del 30%. Non è ancora chiaro se si tratti di una situazione contingente o strutturale, ma è evidente che il focus dell’industria globale si stia spostando verso il mercato americano a scapito di quello europeo, trainato dall’impatto del regolamento MDR per i dispositivi medici.

Questo è l’allarme che il Vicepresidente di Confindustria Dispositivi Medici Luigi Mazzei ha lanciato in occasione del convegno AboutMedicalDevices, organizzato da AboutPharma e Airmedd il 26 novembre scorso a Milano, e che ha affrontato i temi cruciali per il futuro del settore dei dispositivi medici.

Il regolamento MDR per i dispositivi medici impatta sulla competitività europea

In passato l’Europa è stata il punto di riferimento per l’innovazione nel settore, con medici europei che esportavano la loro esperienza oltre oceano negli Stati Uniti. Oggi, il paradigma si è invertito: l’Europa è diventata l’ultima area geografica dove i dispositivi medici vengono lanciati. Gli Stati Uniti, grazie a una strategia che combina sviluppo industriale e attenzione al paziente, hanno adottato un approccio più flessibile e collaborativo al percorso regolatorio, facilitando l’introduzione di innovazioni sul mercato.

L’Europa, invece, sembra aver perso la visione d’insieme. Il regolamento MDR, la regolamentazione sull’HPA e le problematiche nazionali legate al finanziamento e al procurement frammentano il processo, rendendolo inefficiente. Il rischio è che questa frammentazione possa rallentare l’arrivo di tecnologie innovative al letto del paziente, con un bilancio sfavorevole tra i potenziali benefici e i rischi per la salute pubblica.

Un approccio olistico per ritornare competitivi

Il Vicepresidente ha sottolineato l’urgenza di adottare un approccio olistico che consideri l’intero percorso: dalla ricerca e sviluppo alla valutazione clinica, fino alla regolamentazione, al procurement e alla vigilanza. Una governance allineata a livello europeo, che coinvolga organismi notificati, Commissione Europea e industria, è indispensabile per garantire un dialogo fluido e coerente tra tutti gli attori coinvolti.

Le soluzioni esistono e alcune sono già in fase di sperimentazione. Percorsi di accelerazione e fondi dedicati all’innovazione a livello nazionale potrebbero facilitare il trasferimento delle tecnologie al paziente. Inoltre, saranno necessarie soluzioni-ponte per evitare uno shortage significativo dei prodotti che dovranno essere ricertificati entro il 31 dicembre 2028 (ndr scadenza entro cui i fabbricanti di dispositivi medici a basso e medio rischio devono completare la certificazione dei propri prodotti al fine di poterli mantenere in commercio nel mercato europeo).

L’appello è chiaro: occorre mettere in fila le soluzioni esistenti, superare la frammentazione e riportare l’Europa al centro dell’innovazione globale nel settore dei dispositivi medici.

 

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Laura Legnani – Marketing Services Manager