La rivoluzione dell’intelligenza artificiale

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La rivoluzione dell’intelligenza artificiale

Se c’è un fatto relativo all’intelligenza artificiale sul quale tutti, ma proprio tutti, ci troviamo d’accordo, è che il suo utilizzo ci ha cambiato definitivamente la vita.

Tuttavia, tante e diverse sono le implicazioni: dal suo impiego in differenti ambiti e settori, ai benefici e ai rischi, all’etica nel suo utilizzo, ad una regolamentazione ancora parziale che non ci dà la sicurezza necessaria per affrontarne serenamente l’ingresso nella nostra quotidianità.

Molti di questi temi sono stati affrontati durante la tavola rotonda “The artificial intelligence revolution: great opportunities and relevat risks”, organizzata da Puccio Penalisti Associati durante la seconda giornata della Legal Community Week di Milano. Davanti alla comunità dei giuristi italiani si sono confrontati legali d’impresa, esponenti della ricerca universitaria e della procura della repubblica, con l’obiettivo di rispondere ai principali interrogativi che, oggi, tutti noi ci poniamo relativamente a questo fenomeno.

L’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo delle imprese 

L’avvento di ChatGPT ha catalizzato l’attenzione sull’intelligenza artificiale generativa alla portata di tutti.

Ma l’intelligenza artificiale, nel senso più ampio del termine, viene utilizzata già da molti anni nei più svariati settori. Basti pensare all’utilizzo dell’AI nell’analisi dei dati, per la creazione dei chat box, come strumento per il controllo della qualità in ambito industriale, nonché le sue numerose applicazioni in campo medico e scientifico.

È un dato di fatto che la sua applicazione abbia consentito di aumentare in generale l’efficienza dei processi industriali, con la conseguenza di migliorare la competitività delle imprese.

Di contro, è necessario tenere in considerazione la progressiva deresponsabilizzazione del lavoratore umano generata dell’utilizzo intensivo dell’AI, nonché gli elevati investimenti che questa nuova tecnologia richiede.

L’introduzione dell’intelligenza artificiale alla portata di tutti impone una serie di valutazioni e di azioni che oggi sono più che mai necessarie:

  • incoraggiare la trasparenza
  • garantire la privacy
  • privilegiare la sicurezza
  • promuovere l’innovazione
  • incoraggiare la partecipazione e l’accessibilità del pubblico
  • definire delle linee direttive etiche

A marzo di quest’anno l’utilizzo di ChatGPT è stato bloccato dal Garante per la Privacy italiano che ha rilevata una violazione dei dati degli utilizzatori. L’autorità è intervenuta a gamba tesa perché, in quel momento, non esisteva alcuna legislazione ufficialmente riconosciuta sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, le aziende avevano immediata necessità di una regolamentazione che, da un lato, non limitasse la loro competitività sul mercato e, dall’altro, promuovesse l’innovazione.

La regolamentazione europea sull’intelligenza artificiale

Per colmare il vuoto legislativo sull’intelligenza artificiale, l’11 maggio scorso l’Europarlamento ha approvato l’AI Act. Si tratta della prima forma di legislazione su questo tema della storia. L’obiettivo principale è quello di garantire uno sviluppo umano-centrico ed etico dell’intelligenza artificiale (AI) in Europa.

L’approccio “risk-based” di questa proposta di regolamento propone una classificazione dei sistemi di intelligenza artificiale in base ai rischi che questi comportano per i diritti fondamentali del cittadino. Sono stati dunque individuati i cosiddetti sistemi “ad alto rischio” – come, per esempio, quelli legati all’identificazione e categorizzazione biometrica delle persone fisiche, istruzione e formazione professionale, occupazione, gestione dei lavoratori e accesso al lavoro autonomo – e i requisiti a quali devono conformarsi, oltre agli obblighi per chi fornisce o utilizza intelligenze artificiali di questa tipologia.

L’AI Act, approvato parzialmente lo scorso maggio, verrà votato in sessione plenaria al Parlamento Europeo il prossimo giugno. 

L’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni legali

L’effetto dell’intelligenza artificiale si fa sentire anche sulle professioni legali.

Ci si interroga sul fatto che arriverà un momento in cui le cause potrebbero essere decise esclusivamente da robot. Ad oggi, infatti, sono già stati sviluppati software in grado di selezionare i fatti giuridicamente rilevanti e di decidere un caso sulla base dei precedenti. Alcuni sistemi sono anche in grado di dare delle soluzioni a delle questioni giuridiche complesse.

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è ormai inarrestabile e, per trarne appieno vantaggio, è necessaria una perfetta sinergia fra le discipline, ad esempio fra ingegneri e legali: i legali provino ad usarla e gli ingegneri vengano formati sulle conseguenze del suo utilizzo.

L’intelligenza artificiale sostituirà l’uomo? 

Non ci sono evidenze scientifiche che l’intelligenza artificiale possa, anche in un futuro remoto, sostituire completamente l’uomo.

Come tutte le innovazioni dell’uomo nella storia, anche quella d’intelligenza artificiale è accompagnata da grande entusiasmo ma anche da assillanti paure. I picchi di preoccupazione sono e saranno sempre un fenomeno sociale legato ai cambiamenti. Come accaduto in passato dopo grandi cambiamenti, stiamo già assistendo oggi ad una lenta ristrutturazione dell’intero ecosistema, alla ricerca di un nuovo equilibrio fra gli elementi uomo e intelligenza artificiale.

L’impatto sulla produttività non sarà negativo, anzi. L’AI è destinata a generare ricchezza, creando nel lungo periodo molti più posti di lavoro di quelli che, secondo le attuali previsioni, andrà a sostituire nel breve periodo.

Ma in un sistema misto come quello attuale, in cui uomo e intelligenza artificiale coesistono e collaborano, come possiamo stabilire dove finisce la responsabilità dell’uno e inizia quella dell’altra? Laddove non sarà possibile farlo, dovrà intervenire il legislatore. Se infatti, di norma, le regole del gioco dovrebbero essere fissate prima di iniziare la partita, nel caso specifico di ChatGPT è avvenuto esattamente il contrario: è stata lanciata sul mercato prima di fare tutte le verifiche necessarie per tutelare gli utenti. Per questo motivo si è trasformata in un grande esperimento sociale di cui, ora, dobbiamo affrontare consapevolmente le conseguenze.

 

Laura Legnani – Marketing Services Manager Aglatech14