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Umano in remoto – L’importanza del rapporto umano nel lavoro a distanza

Pubblicato il: 20 Maggio 2020

Con la sua incessante e rapidissima evoluzione, la rete sta avvicinando e al contempo allontanando le persone. Inevitabilmente, questo si riflette sulla nostra vita quotidiana, sul modo in cui gestiamo i rapporti interpersonali. La diffusione di piattaforme social, per chat e videochat ci permette di vivere con una sorta di virtuale vicinanza le relazioni con amici, parenti e persone care.

Il periodo di eccezionale difficoltà che stiamo affrontando in questi mesi ha fatto emergere in misura ancora maggiore questo nuovo modello sociale, portandolo a un livello ulteriore: non più solo le relazioni private, ma anche diverse professioni che normalmente presupponevano l’azione di recarsi in un particolare luogo hanno dovuto adottare questa modalità di gestione a distanza. Moltissimi uffici sono stati costretti a riorganizzarsi facendo lavorare da casa i propri dipendenti, è stato necessario spostare la normale attività didattica su piattaforme di videoconferenza e perfino i servizi di assistenza sanitaria hanno, ove possibile, predisposto consulti medici via web. Questi sono solo alcuni esempi, ma tantissime altre sono le professioni che per poter proseguire, si sono reinventate riuscendo a prescindere dal normale concetto di presenza.

Seppur accelerata dalla crisi pandemica che sta investendo il nostro paese e il mondo intero, si tratta comunque di una tendenza già in atto da diverso tempo. Sempre più numerose sono le attività che possono essere portate avanti da remoto, senza quindi doversi recare in ufficio o incontrare fisicamente le persone coinvolte. Lo smart working, anche se con qualche ritrosia da parte di alcuni titolari d’azienda, è diventato un tema all’ordine del giorno, andando a toccare anche l’aspetto della sostenibilità ambientale, legato al problema della mobilità di masse di persone che ogni mattina devono presentarsi sul posto di lavoro.

Sulla base di queste considerazioni, possiamo affermare che oggi il telelavoro costituisce una valida e concreta alternativa. Di fatto, il rapporto professionale affonda le proprie radici nella fornitura di un servizio, di qualsiasi natura esso sia. In questo senso, la distanza di cui sopra potrebbe paradossalmente rappresentare un’opportunità per rinnovare modelli comunicativi forse ormai superati e talvolta poco efficaci. Scardinando le regole che vedono la formalità della comunicazione professionale, la presenza e la “rappresentanza” anche come cifra valoriale della serietà con la quale si affronta la propria attività, questa facilitazione dei rapporti potrebbe allargare le maglie dell’informalità per la creazione di un rapporto maggiormente immediato. Il tutto chiaramente senza prescindere dal valore e dalla qualità del prodotto fornito: proprio sulla base della fiducia professionale che si può instaurare tra due realtà, la semplificazione comunicativa può sollevarci in una certa misura da vetuste forme ed etichette. Un potenziale cocktail ben riuscito tra lavoro e scambio interpersonale.

I freelance come spesso accade lavorano dalle proprie abitazioni, lontani dall’azione umana. Aspetto da non sottovalutare. È possibile lavorare per anni per un cliente del quale non conosci il viso, talvolta nemmeno la voce, senza che ci sia una precisa volontà di distanziamento tra le due parti. Questo non esclude tuttavia la possibilità di creare un buon connubio tra uomo e professionista.

Ovviamente il lavoro del traduttore, solitario quasi per antonomasia, si ritrova fisiologicamente coinvolto in questi processi, e spesso porta a ricercare un contatto che vada oltre la fornitura del servizio linguistico, utile anche per avere uno strumento che aiuti a misurare il livello di soddisfazione del proprio cliente, pur restando nella dimensione della relazione professionale.

Nella collaborazione tra questi due attori, uno scambio più informale e diretto favorisce il buon svolgimento del lavoro di traduzione, creando maggiori opportunità per un tempestivo confronto operativo, che nella stragrande maggioranza dei casi incide positivamente sul risultato finale. La reciproca comprensione tra agenzia e traduttore facilita la risoluzione di piccoli ostacoli che fanno parte di qualsiasi attività lavorativa. Diventa più semplice gestire e pianificare il flusso di lavoro, fronteggiare gli imprevisti che talvolta si possono verificare e in questo modo far sì che la collaborazione abbia un andamento lineare e armonico. Si tratta di un equilibrio doverosamente fondato sulla reciproca fiducia, che si basa a sua volta su una collaborazione costruita nel tempo mettendo serietà, affidabilità e trasparenza al primo posto.

Potenzialmente questo modello può essere applicato a rapporti professionali di molteplice natura e il settore delle traduzioni può in questo senso fornire degli spunti interessanti, visto che ancor prima dell’avvento della rete, si è avvalso dell’home working. La collaborazione a distanza potrebbe rischiare in teoria di portare a una spersonalizzazione dell’interazione lavorativa, ma a ogni livello dobbiamo partire dal presupposto che dietro un indirizzo e-mail o a un profilo Skype siede una risorsa umana, e questo può sempre costituire un inestimabile tesoro sul quale sviluppare una sinergia professionale proficua e affidabile, coadiuvata dalle più moderne tecnologie comunicative e resa maggiormente tempestiva da una nuova e più diretta concezione del rapporto collaborativo. In remoto sì, ma pur sempre umani.

Luca Umidi

Traduttore freelance con specializzazione in ambito tecnico, medico/scientifico e brevettuale

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