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Freelance 101: la libertà del professionista

Pubblicato il: 10 Settembre 2019

Dopo quasi un quarto di secolo, mi sono scoperto impavido davanti al futuro: con il primo lavoro in tasca mi sono diretto verso il mondo degli adulti, senza indizi né idea della rotta. Ecco quindi qualche pillola di esperienza per non perdersi nel bosco coi lupi affamati.

Prima dell’epifania di essere diventato un libero professionista, non mi ero reso conto che il mio lavoro era iniziato già tempo addietro: al momento della scelta universitaria. L’istruzione è la prima di molte fasi sulla via del freelance: scegliere il percorso adatto per il proprio futuro si rivela la scelta vincente. E scegliere una facoltà di traduzione specialistica (classe LM-94) consente una preparazione adeguata ad affrontare in maniera ragionata tipologie e generi testuali della più diversa fattispecie (dalla transcreation alla localizzazione, dalla traduzione tecnico-scientifica alla giuridica e simili). Perché il fulcro della traduzione è questo: non trasporre sintagma per sintagma, costruzione per costruzione – per intenderci, parola per parola –, bensì prendere un universo misto e denso di significati sottili e trasmutarli secondo esigenze particolari in un sistema diverso, rimanendo consapevoli dei processi traduttivi che vi operano alle spalle.

Eppure anche dopo l’università non si è ancora professionisti fatti e finiti: mancano il lavoro e, conseguentemente, l’esperienza concreta. Inizialmente si è spaesati: sembra tutto così confuso, eppure con un attimo di riflessione riuscirò ad esporre per sommi capi quanto necessario per fare timido capolino verso il “primo” mondo del lavoro, quello per il quale non abbiamo ancora esperienza. Ricordando che chi la dura la vince, non vanno dimenticati gli strumenti del mestiere. Malgrado l’approccio mentale ragionato sviluppato durante l’università, ora servono attrezzi concreti per affrontare le migliaia di parole che vengono costantemente assegnate. È innanzitutto buona prassi cominciare dalla scelta di un CAT-tool (Computer Assisted Translation) cui affidare i lavori più consistenti in modo da accelerare la nostra attività: sul mercato ne esistono di moltissimi tipi, che però offrono quasi tutti le stesse funzioni di base – SDL Trados, MemoQ, Memsource, Wordfast, plugin di Word e altri. La differenza sostanziale tra i diversi CAT sta nelle funzioni specifiche che offrono e, fattore non di poca importanza, nell’interfaccia utente, ossia il modo in cui sul nostro schermo vengono organizzati i dati e gli strumenti. 

Ça va sans dire che ai CAT più diffusi hanno da accompagnarsi costantemente ulteriori ottimi strumenti tradizionali, che siano dizionari bilingui specialistici (o meno) o opere di consultazione ed enciclopediche monolingui. Nell’era moderna, anche internet si rivela un’ineccepibile fonte di informazioni a patto che venga utilizzata con il giusto metro: non è infatti tutto oro quel che luccica. È preferibile ad esempio fare riferimento a pagine istituzionali (.org, .gov e simili) – e quindi a testi paralleli e/o comparabili – o anche a strumenti di Google quali Google Ngram (per collocazioni, reggenze, espressioni frequenti, ecc.) o Google Scholars per fare ricerca. 

Agli strumenti fisici, si affiancano infine anche i numerosissimi corsi di aggiornamento e/o formazione offerti da università ed enti appositi. Una rapidissima ricerca su Google permette già di capire la sterminatezza di programmi per professionisti e per neofiti: dai master online in traduzione specialistica ai corsi offerti da varie associazioni quali ANITI, AITI, ACTA; da corsi prettamente incentrati sulla traduzione a moduli di approfondimento complementari (economia, diritto, scienze e solo per dirne alcuni). 

Una volta reperito l’armamentario adatto, si è pronti avviare la nostra missione spaziale in avanscoperta lavorativa. In linea di principio, è utile individuare una o più agenzie che commissionino gli incarichi che poi accettiamo, traduciamo, consegniamo, ricevendone grazie: e ora come veniamo pagati? Il flusso di lavoro di ogni professionista si conclude con l’emissione di una fattura. Non c’è nulla di cui spaventarsi perché anche per questo fungerò da fata madrina spiegando, certo senza pretese di esaustività, che cosa sia una fattura (non è un malocchio, anzi!) e come si inserisce nel panorama del lavoro da freelance. In sostanza, la fattura è un documento fiscale con cui il venditore (il/la traduttore/trice) richiede al compratore (l’agenzia o il cliente diretto) un corrispettivo per l’esecuzione della propria prestazione. Per poter compilare una fattura valida dobbiamo però aver effettivamente eseguito una prestazione che il compratore ha accettato e quindi essere inquadrati in un regime fiscale appropriato: possiamo scegliere di fatturare con una notula per i regimi in prestazione occasionale (ca. 5000€ annui con lavoro saltuario) oppure con una fattura vera e propria se abbiamo una partita IVA, a prescindere dal regime forfettario o ordinario. La differenza tra questi ultimi sta nella tassazione sull’imponibile (78% del lordo per il forfettario), nel limite massimo di guadagno lordo (65.000 EUR annui per il forfettario) e in altri fattori quali il periodo di versamento delle imposte all’erario e simili. L’apertura di una partita IVA è una procedura abbastanza semplice: è sufficiente presentare domanda di inizio attività presso l’Agenzia delle entrate, compilando il modello AA9/12 con il codice attività appropriato (74300 per Traduzione e Interpretazione). A questo punto avremo il nostro numero personale che ci identifica come lavoratori professionisti nel campo della traduzione.

Dotati degli strumenti cognitivi e teorici, di quelli informatici e di quelli fiscali appropriati – kudos! – ecco concretizzarsi un freelance a tutto tondo che può iniziare a lavorare per guadagnare la pagnotta.

La confusione è sicuramente tanta, la paura di affrontare l’horror vacui forse ancora di più. È qui, tuttavia, che l’esperienza dell’AglaTeach Bootcamp giunge in soccorso. Questo “campo estivo”, sponsorizzato dalla milanese Aglatech14, prevede cinque intense giornate di incontri durante i quali si affrontano diversi argomenti inerenti al mondo della traduzione in qualità di libero professionista: aspetti fiscali e previdenziali, CAT-Tools, programmi gestionali, traduzione brevettuale e giuridica. Tutto per fare di noi dei veri freelance. L’esperienza universitaria non basta infatti a completare un profilo professionale pronto per il tosto mondo del lavoro. Aglatech14 ha voluto fornire a dieci ragazzi/e ancora sulla via della formazione la propria esperienza decennale, impartendo non solo lezioni di traduzione ma fornendo anche un aiuto concreto per sopravvivere nell’universo “lavoro”.

Ed è questa rapida carrellata di informazioni che intende dare un primo aiuto a tutte quelle persone aspiranti freelance, mirando soprattutto a far sentire la libertà del professionista, che può decidere quale lavoro accettare e quale no; può contrattare una tariffa; può decidere di sospendere il lavoro se soverchiante; può dedicarsi alla famiglia senza costrizioni di tempo effettive. Che può dedicarsi al lavoro che ama senza necessariamente dover sacrificare sé stesso. Che allo stesso tempo deve però sapersi orientare in una città incantata che strega ma punisce chi ignora. 

Niccolò Magri
Traduttore freelance (EN-DE > IT) | AglaTeach Bootcamp participant (1st edition)

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