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Traduttori legali non si nasce, si diventa. Ma come?

In un mondo sempre più globalizzato, l’aumento di operazioni commerciali internazionali comporta anche la necessità di tradurre documenti legali di vario genere. Trattandosi di documenti particolarmente importanti che possono condizionare lo svolgimento di trattative e il successo di un’azienda, o l’esito di procedimenti di vario genere, la traduzione assume un ruolo fondamentale e molto delicato. Il traduttore legale ricopre anche un ruolo di intermediatore interculturale perché spesso è chiamato a destreggiarsi tra sistemi giuridici molto diversi, quindi deve garantire grande responsabilità e competenza.

Partendo dal presupposto che traduttori non si nasce, ma si diventa, questo breve articolo si sofferma sui requisiti essenziali per diventare traduttori di testi legali, e su come acquisire tali requisiti.

In generale, le traduzioni devono essere affidate a dei professionisti che possiedano la competenza linguistica necessaria e che conoscano perfettamente le lingue in questione. Prima della specializzazione in qualsiasi ambito della traduzione, infatti, occorre avere una padronanza assoluta della lingua di  partenza e della lingua di arrivo come requisito imprescindibile per dedicarsi a questa professione.

La padronanza e la competenza linguistica possono essere acquisite mediante una laurea in lingue, o meglio ancora in traduzione, seguite ovviamente dall’esperienza sul campo.

Nello specifico della traduzione legale, oltre alle capacità linguistiche e traduttive, servono ulteriori competenze che possono essere acquisite in vari modi: conseguendo una laurea in legge, facendo esperienza presso uno studio legale internazionale, frequentando un corso post-lauream in traduzione giuridica o maturando esperienza comprovata nella traduzione di testi di carattere legale (contratti, statuti, atti, sentenze eccetera).

Il punto fondamentale per tradurre testi legali, infatti, è acquisire familiarità sia con il linguaggio giuridico sia con i meccanismi del diritto. Il traduttore di documenti legali deve saper analizzare i testi e i rapporti giuridici nell’ambito delle varie fattispecie e deve conoscere  e imparare a consultare e utilizzare le fonti del diritto (legislazione, giurisprudenza e dottrina). Questo serve innanzitutto per capire il testo e la sua funzione, e poi per scegliere e utilizzare la terminologia corretta.

Inoltre, per tradurre documenti legali occorre conoscere il funzionamento della giustizia nei paesi in questione, per esempio le differenze tra gli ordinamenti giuridici di civil law e common law (di cui ho parlato in un altro articolo dedicato a questo argomento).

È evidente che questo tipo di competenze non si possono ottenere in tempi rapidi, e che non c’è un unico modo per acquisirle, ma senza dubbio il percorso per diventare traduttori legali è caratterizzato da aggiornamento e studio autodidatta costanti, che vanno di pari passo con l’esperienza nella traduzione di documenti legali.

In realtà, questo percorso non ha un punto di arrivo vero e proprio, ma è in costante evoluzione perché l’esperienza sul campo ne è parte integrante. Questo significa che un percorso di questo tipo richiede in primo luogo una grande passione per l’argomento, ma anche dedizione, impegno e voglia di mettersi in gioco. 

Carlotta Rossi – traduttrice freelance con specializzazione in ambito legale, finanziario, shipping e trasporti

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