La storia della traduzione ha radici molto antiche

Oggi tradurre fa parte della nostra quotidianità, è un atto che viene svolto in tanti ambiti della vita di ogni persona, a scuola, al lavoro, per strada, ascoltando la radio, guardando la televisione. Traduciamo senza rendercene conto con naturalezza o traduciamo per lavoro e quindi professionalmente e non ci fermiamo a pensare a quali sono le origini e la natura della traduzione.

Dalla distruzione di Babele, che comporta simbolicamente la perdita dell’utopia di una lingua unica, ne consegue l’esaltazione delle differenze: di fronte alla pluralità e alla diversità delle lingue, ostacolo effettivo alla comprensione, non ha senso la fuga nel mito, la ricerca affannosa dell’irraggiungibile lingua comune o della traduzione perfetta, bensì serve il lavoro concreto, faticoso e anche ‘piacevole’ della traduzione.

Anticamente il termine interpretare [dal lat. interprĕtor, āris ‘tradurre da una lingua a un’altra’] includeva l’operazione compiuta sia sulla lingua scritta che su quella parlata. Con la fine della latinità avviene la separazione tra l’operazione orale, interpretare, e quella scritta, tradurre.

Se osserviamo l’etimologia e la storia del lemma tradurre, possiamo facilmente renderci conto di come la traduzione sia una delle professioni artigianali più antiche del mondo.

I termini usati nelle varie lingue per indicare tra–durre (lett. ‘trasportare’; per estensione: ‘trasferire un testo da una lingua in un’altra’), to trans–late (‘tradurre; convertire; trasferire’), traduire [(anticamente trans–later) ‘tradurre; condurre’], über–setzen (‘tradurre; volgere; trasporre’), pere– vodit’ (‘condurre; trasferire; tradurre’), riconducono al latino trā–dūco, ĕre ‘trasportare oltre; trasferire; condurre di là; far conoscere; tradurre’ (comp. di trans, ‘oltre’, e ducere, ‘portare’).

Un capitolo importantissimo nella storia della traduzione occidentale, è la traduzione biblica. Fondamentale è il contributo di San Gerolamo (IV sec. d. C.), che scrive in proposito della traduzione il “De optimo genere interpretandi”, una lettera a difesa del proprio metodo di fronte a coloro che lo accusavano di falsificare e modificare i testi.

Il filosofo tedesco Martin Heidegger ha analizzato il significato del lemma Über–setzung/Übersetzung e ha detto che “una traduzione è fedele solo se le parole parlano il linguaggio della cosa in causa”, quindi il compito che una corretta traduzione deve svolgere è la “capacità di tradursi nel tra-durre”, e dunque una capacità non soltanto di trasportare, ma anche di lasciarsi trasportare nel rapporto col testo. Traduzione è un movimento tra due lingue che deve essere reciproco, «un andare-oltre e tornare-indietro da una lingua all’altra», e quindi mai a senso unico.

Dalle origini del pensiero sulla traduzione fino ai giorni nostri si assiste dunque ad un progressivo approfondimento teorico: da un approccio empirico si passa ad uno di carattere metodologico– filologico– filosofico.

Alcuni concetti come integrità testuale, lingua materna, proprietà letteraria, fedeltà e infedeltà, anche se cambia il modo di intenderli e affrontarli a seconda delle epoche e del contesto storico–culturale, rimangono i pilastri fondamentali per una traduzione corretta ed efficace.

la vis formativa della lingua, la sua forza creativa e poetica di cui riusciamo a cogliere scintille o sprazzi di luce tutte le volte che si dà comprensione, trasforma il disastro babelico in una pioggia di stelle sull’umanità” (George Steiner)

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